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ETS2 e autotrasporto: cosa cambia davvero per le flotte dal 2028

2026-06-20 Optivo

Il 9 dicembre 2025 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto l’accordo provvisorio per rinviare di un anno l’avvio dell’ETS2, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione esteso a edifici e trasporto stradale. Data ufficiale di partenza: 1 gennaio 2028, non più 2027 come previsto dalla Direttiva (UE) 2023/959. Per molti fleet manager italiani la notizia è arrivata come “12 mesi in più di tempo”. È una lettura parziale e potenzialmente costosa.

Il rinvio di un anno non modifica l’obbligo di raccolta e verifica dei dati di emissione, già operativo dal 2025 attraverso il sistema MRV (Monitoring, Reporting, Verification). E non modifica l’ordine di grandezza dell’impatto: per il trasporto stradale le stime parlano di 2-3 miliardi di euro/anno di costi extra in Italia e di +0,30-0,32 €/litro sul prezzo del gasolio, equivalenti a un +20% rispetto al netto attuale. Federtrasporti calcola 6.000 €/camion/anno per un veicolo che percorre 100.000 km, ovvero 120.000 €/anno per una flotta di 20 mezzi.

Questo articolo fa il punto sui meccanismi reali dell’ETS2, sui costi attesi per le flotte italiane, sull’obbligo MRV già attivo e sulla checklist operativa per arrivare al 1° gennaio 2028 senza sorprese.

Cos’è l’ETS2 e perché riguarda anche chi non conosce ETS

L’ETS originale (EU ETS, dal 2005) copre l’industria pesante e l’aviazione intra-UE. L’ETS2 estende il principio “emetti, paghi” a due nuovi settori finora esclusi: edifici (riscaldamento) e trasporto stradale di merci e passeggeri, esclusa l’aviazione e il trasporto marittimo già coperti separatamente.

Il meccanismo è “upstream”: il prezzo della CO2 non viene pagato direttamente dall’azienda di autotrasporto al momento della consegna, ma dai fornitori di carburante (raffinerie, distributori) al momento dell’immissione in consumo. Le compagnie petrolifere acquistano quote per coprire le emissioni del gasolio venduto, e — come per qualsiasi costo upstream — trasferiscono il prezzo a valle attraverso il prezzo finale alla pompa.

Il quantitativo di quote a livello UE per il 2028 sarà calibrato sulle emissioni medie 2016-2018 dei settori coperti, con un cap progressivamente decrescente per arrivare a -42% entro il 2030 rispetto al 2005. Sul prezzo della singola quota, le stime ETS2 oscillano tra 45 e 90 €/tonnellata di CO2 nei primi anni, con un tetto soft di 45 € attivato dal “price stability mechanism” se la curva sale troppo velocemente.

L’impatto sul gasolio (e sul costo per chilometro)

Un litro di gasolio bruciato emette circa 2,68 kg di CO2. A un prezzo della quota ETS2 di 60 €/tonnellata — valore mediano delle stime — il costo aggiuntivo sul carburante è 0,16 €/litro. A 80 €/tonnellata sale a 0,21 €/litro; a 90 €/tonnellata arriva a 0,24 €/litro. Le stime di Federtrasporti e Confetra indicano un range realistico 0,30-0,32 €/litro considerando margini e oneri di gestione del meccanismo trasferiti a valle.

Su un veicolo pesante che brucia 35.000 L/anno (ordine di grandezza per 100.000 km a 35 L/100 km), l’impatto è:

  • a 0,30 €/L extra: +10.500 €/anno per veicolo (allineato con la stima Federtrasporti di 6.000 € su 100k km a consumo medio inferiore)
  • per una flotta di 20 mezzi: +210.000 €/anno di solo aggravio carburante
  • per una flotta di 50 mezzi: +525.000 €/anno

Questo si somma al gasolio già caro. Oggi (giugno 2026) il gasolio in self-service viaggia tra 1,98 e 2,07 €/L; nel 2028 lo scenario base (senza ulteriori shock geopolitici) è 2,28-2,40 €/L. Per un’azienda di autotrasporto in conto terzi che lavora su tariffe pluriennali, questo cambia in modo strutturale il margine operativo.

L’obbligo MRV è già attivo dal 2025

Il punto cruciale che molti operatori sottovalutano: il rinvio del meccanismo di pagamento al 2028 non rinvia gli obblighi di rendicontazione. Dal 2025 i fornitori di carburante e una serie di soggetti regolati hanno l’obbligo di:

  • Monitorare le quantità di carburante immesse in consumo
  • Reportare le emissioni associate secondo metodologie standardizzate
  • Far verificare i dati da un verificatore accreditato

Per le aziende di autotrasporto questo significa due cose. Prima: i fornitori da cui acquistano gasolio (oil company, gestori cisterne, network di carte carburante) stanno già attrezzandosi e i sistemi di reporting saranno operativi quando scatterà il pagamento. Seconda — più importante: se l’azienda non ha già oggi un sistema di tracciamento puntuale dei propri consumi reali per veicolo e per missione, dal 2028 si troverà a pagare un costo di cui non sa misurare l’attribuzione interna.

Questo è il vero motivo per cui il “tempo extra” del rinvio va usato bene: non per posticipare le decisioni, ma per costruire l’infrastruttura dati che permette di controllare il proprio costo CO2 a partire dal giorno 1.

Cosa cambia per chi gestisce una flotta italiana

L’impatto operativo dell’ETS2 si articola su quattro piani.

Piano 1 — Pricing dei contratti di trasporto

Per chi opera in conto terzi, i contratti pluriennali firmati oggi devono prevedere clausole di adeguamento per shock fiscali e regolatori. Una clausola standard “pass-through ETS2” deve specificare la formula di trasferimento del costo CO2 al committente, con un meccanismo di trigger automatico al superamento di una soglia. Senza questa clausola, il rischio resta interamente in capo al trasportatore.

Per i conto proprio, il costo extra entra direttamente nel costo per consegna o nel costo per km del centro di costo logistica. Le aziende con margini operativi sottili (food & beverage, distribuzione capillare, ricambi) devono valutare l’impatto sul proprio listino prezzi finale.

Piano 2 — Strategia veicoli

Il differenziale di costo operativo tra Diesel e alternative low-carbon (HVO, BIO-CNG, elettrico, fuel cell) cambia. A regime ETS2, l’HVO da fonti rinnovabili — esente o ridotto sull’ETS2 in base alla certificazione di origine — diventa competitivo per molte applicazioni urbane e regionali, mentre per il long-haul l’elettrico inizia ad avere un payback inferiore a 7 anni se si sommano TCO operativo, accesso ZTL/LEZ urbane e bonus emissioni.

La flotta ottimale al 2028 non è quella ottimale al 2026. Le decisioni di acquisto fatte oggi su un orizzonte 7-10 anni devono incorporare lo scenario ETS2 nel TCO. Sul tema, vedi la nostra analisi sulla gestione di una flotta mista diesel-elettrica e i 5 dati di flotta da analizzare prima del passaggio all’elettrico.

Piano 3 — Ottimizzazione dei chilometri

Ogni chilometro non percorso è un chilo di CO2 non emesso e una quota ETS2 non comprata. Una flotta che oggi guadagna sull’ottimizzazione dei percorsi 12% di km in meno, dal 2028 guadagna 12% di km + 12% di costo ETS2 evitato. Il payback dei progetti di ottimizzazione si comprime ulteriormente.

Lo stesso vale per eco-driving e riduzione dei consumi: un programma che oggi vale 12% di carburante risparmiato, dal 2028 vale 12% di carburante + 12% di ETS2. Per una flotta da 20 mezzi questo significa portare il risparmio annuo da circa 100 mila € a circa 130-140 mila €.

Piano 4 — Reporting CSRD

Per le aziende soggette a CSRD (grandi imprese dal 2027 sull’esercizio 2026, PMI quotate dal 2028), il costo ETS2 va rendicontato nel proprio Scope 1 e Scope 3 (a seconda della tipologia di flotta), con un livello di dettaglio che richiede dati granulari per veicolo, percorso e missione. La nostra guida CSRD per le flotte entra nel dettaglio dei requisiti.

Tre misure stimate dei costi ETS2 per la tua flotta

Per orientarsi sull’ordine di grandezza, ecco tre scenari di costo annuo aggiuntivo, calcolati su consumo medio 35 L/100 km e prezzo quote ETS2 a 60 €/t (scenario centrale):

Dimensione flottakm/anno totaliLitri gasolio/annoCosto extra ETS2 (a 0,30 €/L)
10 veicoli1.000.000350.000+105.000 €/anno
20 veicoli2.000.000700.000+210.000 €/anno
50 veicoli5.000.0001.750.000+525.000 €/anno
100 veicoli10.000.0003.500.000+1.050.000 €/anno

A questi vanno aggiunti gli effetti indiretti: riduzione della domanda da parte di clienti che chiudono o che riducono i volumi a causa del caro-trasporti, possibili shock di prezzo sulle quote ETS2 nei primi mesi (mercato non ancora liquido), variabilità del passaggio a valle del costo da parte dei fornitori carburante.

Checklist operativa: cosa fare nei 18 mesi che restano

Da giugno 2026 a gennaio 2028 ci sono 18 mesi. Per arrivare pronti, queste sono le azioni da chiudere in ordine di priorità.

Mese 1-3 (entro settembre 2026):

  • Mappare tutti i fornitori di carburante e chiedere visibilità sul loro piano di compliance MRV
  • Calcolare il costo ETS2 atteso sui propri contratti pluriennali in essere e identificare quelli senza clausola di adeguamento
  • Aprire la negoziazione sulle clausole “pass-through ETS2” con i committenti principali

Mese 4-9 (entro marzo 2027):

  • Implementare un sistema di tracciamento dei consumi per veicolo, missione e — se possibile — per cliente, con granularità mensile minima
  • Avviare un progetto pilota di ottimizzazione percorsi se ancora non in essere (ROI accelerato dall’aggravio CO2 atteso)
  • Valutare l’introduzione di HVO o B100 sui giri urbani dove il payback è già positivo a regime ETS2

Mese 10-18 (entro gennaio 2028):

  • Aggiornare il listino interno (per chi fattura per consegna) con il nuovo costo CO2
  • Formare il team commerciale sulla negoziazione delle clausole di adeguamento
  • Predisporre il primo report ESG/CSRD con i dati raccolti, in modo da poter dare evidenza ai committenti

Il punto chiave

L’ETS2 arriverà nel 2028, non nel 2027, ma non sparirà. Per le flotte italiane il costo aggiuntivo sarà strutturale e si aggiungerà a uno scenario gasolio già pesante. Il rinvio di un anno è un’occasione tattica — usata bene, permette di arrivare al 2028 con dati, contratti e flotta in ordine; usata male, posticipa decisioni che diventeranno urgenti senza margine di manovra.

Le tre azioni che producono il payback più alto sono le stesse che oggi un fleet manager dovrebbe già fare: misurare i consumi reali per veicolo e missione, ottimizzare i percorsi con un sistema VRP e negoziare clausole pass-through nei nuovi contratti. Sull’analisi dei dati di flotta come strumento decisionale, vedi i 7 KPI che ogni fleet manager dovrebbe monitorare.

Se vuoi capire come la tua flotta sarà esposta al 2028 e quali leve attivare per ridurre il rischio, parla con il nostro team: un’analisi sui dati di consumo del semestre appena chiuso è sufficiente per costruire la proiezione ETS2 e individuare le priorità.

Nel glossario: ETS2 · TCO

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