La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) è la direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità che obbliga un’ampia platea di imprese a comunicare, in modo standardizzato e verificato, i propri impatti ambientali e sociali, incluse le emissioni di CO₂. Nata per estendere la precedente normativa (NFRD), nel 2026 ha cambiato direzione: la direttiva (UE) 2026/470, il pacchetto Omnibus, ha alzato le soglie e ristretto di molto la platea dei soggetti obbligati.
Cosa richiede
Le aziende in ambito devono rendicontare secondo standard comuni (ESRS) dati su emissioni, energia, catena del valore e altri indicatori ESG, con assurance di terzi. Per molte imprese ciò significa misurare anche le emissioni legate al trasporto e alla flotta.
Perché conta per le flotte
La flotta è spesso una fonte rilevante di emissioni dirette: la CSRD spinge a misurarle con dati reali (consumi, percorrenze) e a ridurle, intrecciandosi con leve come l’efficienza, l’elettrificazione e l’impatto dell’ETS2 sul TCO. Per il dettaglio, vedi CSRD e flotte aziendali.
FAQ
Quali aziende sono soggette alla CSRD?
Dopo il pacchetto Omnibus, solo le imprese che superano insieme i 1.000 dipendenti e i 450 milioni di euro di ricavi netti. Le PMI quotate, che secondo il disegno originale sarebbero entrate nel 2026, ne sono uscite del tutto. Chi resta fuori può rendicontare su base volontaria con lo standard VSME.
Cosa c’entra la flotta con la CSRD?
Le emissioni dei veicoli aziendali rientrano tra i dati ambientali da rendicontare: servono misurazioni accurate (non stime) dei consumi e delle percorrenze della flotta.