La logistica conto terzi in Italia, cioè quella che le aziende affidano a operatori esterni, vale 112,4 miliardi di euro nel 2025 secondo le previsioni dell’Osservatorio Contract Logistics «Gino Marchet» del Politecnico di Milano, in crescita dell’1,9% sul 2024. Un numero che impressiona, ma che nasconde una realtà molto più articolata. Dentro quel totale l’ultimo miglio è il segmento più costoso, più complesso e più esposto alle aspettative crescenti dei consumatori.
Per chi gestisce flotte di consegna, capire la direzione di questo mercato non è un esercizio teorico. È la differenza tra crescere o restare schiacciati tra margini che si assottigliano e standard di servizio che salgono.
L’ultimo miglio: da centro di costo a leva competitiva
In un’indagine del Capgemini Research Institute su 500 dirigenti di supply chain di grandi aziende del retail e dei beni di consumo, in nove Paesi, l’ultimo miglio vale il 41% dei costi complessivi della supply chain, più del doppio di qualunque altra voce (The last-mile delivery challenge, 2019). È la voce più pesante dell’intera catena logistica, e quella con il maggiore potenziale di ottimizzazione.
Per anni l’ultimo miglio è stato trattato come un problema operativo: organizzare i giri, caricare i furgoni, gestire i resi. Oggi questa visione non regge più. L’ultimo miglio è diventato il punto di contatto più visibile tra brand e cliente finale, e quando va male si vede. In Italia, fra chi ha comprato online negli ultimi tre mesi, il 21,7% ha avuto consegne più lente del previsto, contro il 19,9% della media UE (Eurostat, dataset isoc_ec_iprb21, 2025). In un’indagine di Sendcloud, che vende software di spedizione, su 8.000 consumatori di otto Paesi europei, Italia compresa, il 29% ha smesso di ordinare dopo un problema di consegna (E-commerce Delivery Compass, marzo 2026).
Non si tratta più solo di consegnare, ma di come si consegna. Puntualità, tracciabilità, flessibilità nella scelta della fascia oraria: sono parametri che il consumatore dà per scontati, e che per l’operatore logistico rappresentano sfide concrete da risolvere ogni giorno.
Un consumatore sempre più esigente
I dati sulle aspettative dei consumatori italiani parlano chiaro. L’80% si aspetta la consegna in giornata, e il 77% la vuole entro 2 ore dall’ordine. Sono numeri che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili al di fuori delle grandi città, e che oggi stanno diventando lo standard anche nei centri medi.
Questa pressione sulle tempistiche si traduce in una pressione diretta sulla capacità operativa. Servono più consegne per turno, percorsi più efficienti, meno errori al primo tentativo. E servono in un contesto in cui trovare autisti qualificati è sempre più difficile: in Italia si stimano oltre 22.000 posti vacanti nel settore dell’autotrasporto, un dato che rende ogni inefficienza operativa ancora più costosa.
L’e-commerce come acceleratore
La crescita dell’e-commerce ha trasformato la logistica ultimo miglio da funzione accessoria a funzione strategica. I volumi di consegne B2C continuano a crescere a doppia cifra, ma non è solo una questione di quantità. È cambiata la natura stessa delle consegne: ordini più piccoli, più frequenti, con finestre di consegna più strette e tassi di reso più alti.
Per le aziende che gestiscono la distribuzione in proprio, questo significa ripensare l’intera organizzazione delle consegne. I modelli che funzionavano con 50 drop al giorno non reggono quando i drop diventano 150, sparsi su aree più ampie e con vincoli temporali rigidi.
Micro-fulfillment e prossimità
Un trend che sta prendendo piede anche in Italia è quello dei micro-fulfillment center: piccoli hub logistici posizionati vicino ai centri urbani, che accorciano le distanze dell’ultimo miglio e permettono di servire più clienti con meno km percorsi. Non è una soluzione per tutti, ma per chi opera in aree metropolitane rappresenta un cambio di paradigma nella struttura dei costi.
Il nodo delle regolamentazioni urbane
Il mercato della logistica ultimo miglio in Italia è fortemente condizionato dall’evoluzione normativa. Le nuove regolamentazioni su ZTL e LEZ previste per il 2026 stanno ridisegnando le regole di accesso ai centri urbani, con impatti diretti sulla pianificazione dei percorsi e sulla composizione della flotta.
Per le aziende con flotte a combustione, questo si traduce in una scelta obbligata: investire nella transizione verso veicoli a basse emissioni o accettare costi crescenti per permessi e sanzioni. A questo si aggiunge la rendicontazione CSRD che, dopo l’Omnibus, obbliga direttamente solo i gruppi sopra 1.000 dipendenti e 450 milioni di ricavi, ma raggiunge tutti gli altri come richiesta di dati lungo la catena di fornitura.
Tecnologia: il divario tra chi adotta e chi rimanda
Un dato aiuta a capire dove sta andando il mercato. Nel sondaggio annuale di MHI e Deloitte del 2021, su oltre mille responsabili di supply chain e produzione, l’intelligenza artificiale era usata dal 17% delle aziende, e l’adozione era attesa al 62% entro 3-5 anni (Modern Materials Handling). Un’accelerazione che riflette non tanto una moda tecnologica, quanto una necessità operativa.
Sui costi, la letteratura sul Vehicle Routing Problem stima che pianificare i percorsi con procedure computerizzate faccia risparmiare in genere fra il 5 e il 20% dei costi di trasporto (Toth e Vigo, SIAM 2002). Il risparmio viene da meno km a vuoto, meno consegne fallite, meno ore di pianificazione manuale.
Il punto critico è che questa tecnologia non è più appannaggio esclusivo dei grandi operatori. Piattaforme accessibili alle PMI stanno democratizzando l’accesso all’ottimizzazione, e chi rimanda rischia di trovarsi in una posizione competitiva insostenibile.
Come le PMI possono competere
La tentazione, per una PMI che gestisce 10-30 veicoli, è pensare che certi strumenti siano “roba da Amazon”. La realtà è diversa. I vantaggi dell’ottimizzazione sono proporzionali alla complessità, e anche una flotta di 10 mezzi che fa 80 consegne al giorno ha abbastanza variabili da beneficiare di una pianificazione algoritmica.
Se non sai da dove partire, i 5 segnali che indicano la necessità di ottimizzare l’ultimo miglio sono un buon punto di partenza per una valutazione oggettiva della propria situazione.
Cosa aspettarsi nei prossimi 12 mesi
Il mercato della logistica ultimo miglio in Italia si sta consolidando attorno ad alcune tendenze chiare:
- Concentrazione e specializzazione. I player generalisti faticano, quelli specializzati per verticale (food, pharma, e-commerce) crescono.
- Integrazione tecnologica. La pianificazione manuale sta diventando un handicap competitivo, non solo un’inefficienza.
- Sostenibilità come requisito. Non più un valore aggiunto, ma una condizione di accesso al mercato urbano.
- Dati come asset. Le aziende che raccolgono e utilizzano i dati operativi hanno un vantaggio strutturale nella pianificazione e nel controllo dei costi.
Per chi opera in questo settore, la domanda non è se adottare tecnologie di ottimizzazione, ma quanto velocemente farlo. Il mercato sta premiando chi sa combinare capacità operativa ed efficienza tecnologica. Gli altri stanno pagando il costo di ogni km in più e di ogni consegna mancata.